Una ricerca senza inizio e che, forse, mai avra' fine. Far cessare il duello permanente tra Ego e anima, trovando l'equilibrio tra cio' che si e' e cio' che bisogna apparire...
Chi Sono
Utente: Wolfghost
Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell'anima", incuriosito tanto dall'esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi. In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni. Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada...

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venerdì, 03 luglio 2009
L'evoluzione della specie - un racconto di 28GrammiDopo
Stasera torno ad una pratica che ho lasciato in sospeso per un po': pubblicare post di altri blogger che trovo particolarmente interessanti
Il post in questione (che personalmente catalogherei sotto la voce "buone intenzioni d'inizio anno") appartiene ad un blogger di 20 anni, uno che però (e mi sono già scusato con lui per il "però", come se l'età fosse un fattore negativo ) le idee le ha già ben chiare, evidentemente

Voglio condividerlo con voi, sperando che apprezziate altrettanto
In realtà, conoscendo un po' chi passa di qua... ne sono pressoché sicuro


Il finale è la vera illuminazione: non si parli di "incapacità", piuttosto di... libera scelta (autolesionista? Ditemelo voi... ).




L'evoluzione della specie
By: 28GrammiDopo
Blog: iacopobarison


Sei lo spot pubblicitario di te stesso.

Brevi trailer. Il marketing t’insegna come vomitarli.

Messaggi chiari, diretti, senza gradi di subordinazione. Sei un prodotto; comportati come tale.

Devi illudere le persone, costringerle a consumarti.

Coraggio, provaci.

Io non gioco solo ai videogiochi. Guardo anche MOLTISSIMI film.

                             

Gli anni fluiscono soavi.

Gli uomini si riparano dietro a mura d’indifferenza. Quando sono protetti trovano facile ignorare. Ignorano i denti che ingialliscono. Le pupille che perdono brio. Il calo di libido che non è noia ma vecchiaia. E dentro a quelle mura s’accorgono che la loro felicità è fiction.

Ma fanno finta di niente.

Enrico ha ben impressi questi concetti.

Non ha la cultura per scriverli. Non ha amici – ma nemmeno conoscenti – a cui esporli. Però ha vagonate d’ansia che trovano in lui una stazione d’arrivo.

Guarda la sua collezione di videogiochi e scaccia i brutti pensieri. Non c’è polvere su quelle copertine. Non c’è polvere sulle sue orme. Le orme del cammino di Enrico sulla Terra, tangibile grazie alla miriade d’acquisti compulsivi che sfoggia e chiama collezione.

Vorrebbe evolversi.

Australopiteco-Genere Homo-Vecchio Enrico. Nuovo Enrico, forse.

Io non gioco solo ai videogiochi. Posso anche evolvermi.

 

Come dicevo, gli anni fluiscono. Soavi, dimenticavo.

Enrico continua a rimandare la sua evoluzione. C’è sempre qualche gioco da finire, qualche film da guardare, qualche pianto da soffocare.

Ora, ad esempio, sta mangiando.

Pennette ai quattro formaggi, si diverte a scongelarle e ad osservare il sugo che prende forma.

E voi credete che non voglia realmente imporsi un cambiamento. Che non voglia alzarsi, lasciando il piatto a metà, ed infilarsi una tuta. Che non voglia uscire a fare jogging, sconfiggendo sociopatia ed obesità in un colpo solo.

Voi che credete questo, credete il giusto.

Enrico non vuole nulla di tutto ciò. L’evoluzione deve rimanere una possibilità. Un rosario da stringere quando, al guardar la collezione, non prova altro che sconforto. Uno strumento di speranza, ecco.

Io non gioco solo ai videogiochi. So anche stritolare rosari.

 

Gli anni fluiscono.

Io gioco solo ai videogiochi. Non so fare altro.


Pacman
Scritto da: Wolfghost alle ore 01:39 | link | commenti (28) | categoria: racconti, vita, scelta, apparenza, abitudine, responsabilità, indifferenza, pigrizia, inerzia, procrastinazione
domenica, 28 giugno 2009
Per chi è in difficoltà: Tu sei meraviglioso!
C'è una canzone che va per la maggiore in questo periodo e che secondo me ha delle belle, semplici, parole.
Nulla di nuovo in fondo, già mi sembra di sentire - pardon, di leggere! - i soliti "eh, non è così facile!", ma dove è scritto che è "facile"? Solo che è... "possibile"
Anche se non è nulla di nuovo, sono cose che non bisognerebbe mai dimenticare, sottovalutare... proprio come dice il testo.

La dedico a tutte le persone che in questo periodo sono in difficoltà.
Che possa essere la colonna sonora della loro rinascita


Gary Go - Wonderful
[personalissima traduzione di Wolfghost ]

La persona che eri è morta
Hai perso la scintilla nei tuoi occhi
Sei caduto nei tranelli della vita
Ora vuoi recuperare
Ora vuoi recuperare!
Ora quella persona la rivuoi indietro!

Hai finito tutte le munizioni
Stai finendo la benzina per andare avanti
Non sai cosa fare
Non hai nessuno che ti aiuti...

Dì “io sono...”
Dì “io sono...”
Dì “io sono meraviglioso!”

Dì “io sono...”
Dì “io sono...”
Dì “io sono meraviglioso!”

Se cosa hai perso non può essere ritrovato
E i pesi del mondo ti tirano giù,
Non hai più la volontà per volare,
Ti stai fermando e te lo vedi passare vicino…

Non fermarti, non lasciartelo passare vicino!
Devi guardarti negli occhi e...

Dì “io sono...”
Dì “io sono...”
Dì “io sono meraviglioso!”
Oh, lo sei!

Dì “io sono...”
Dì “io sono...”
Dì “io sono meraviglioso!”

Perché tutti noi siamo miracoli
Avvolti nella chimica
Noi siamo incredibili
Non sottovalutarlo, no!
Tutti noi siamo miracoli!
Oh, lo siamo!

Dì “io sono...”
Dì “io sono...”
Dì “io sono meraviglioso!”
Oh, lo sei!

Non sottovalutarlo, no!
Tutti noi siamo miracoli
Avvolti, sì! Siamo avvolti!
Oh, siamo meravigliosi!


[poiché non c'è il permesso della Polydor per includere il video, cliccare sulla figura per farlo partire da youtube]

Scritto da: Wolfghost alle ore 01:04 | link | commenti (77) | categoria: rinascita, crisi, miracoli, difficolta, wonderful
martedì, 23 giugno 2009
La favolosa storia di Hermann il toporagno
Sorex_alpinusHermann viveva nella sua comunità di toporagni, una tra le specie che, allo scopo di procurarsi cibo - principalmente frutta e insetti - viveva all'aperto, arrampicandosi sugli alberi.

I toporagni sono creature molto paurose, possono morire di crepacuore in seguito ad uno spavento, ma Hermann era diverso, era un piccolo sognatore, uno di quelli che non si arrendono mai.
Avevano cercato di insegnargli a non esporsi mai troppo, a stare molto attento ogni volta che si lanciava da un albero all'altro. Sì, perché allo scopo di spostarsi in fretta, i componenti della comunità avevano imparato a saltare, prima tra rami di uno stesso albero, poi anche su quelli degli alberi vicini. Avevano via via sviluppato una sorta di membrana che li aiutava in questo, un po' come gli scoiattoli volanti, e questo permetteva loro di estendere la lunghezza dei loro salti. Ciò era essenziale, non solo per procacciarsi cibo, ma anche per sfuggire ai predatori.

Hermann però saltava anche per piacere, era una sfida per lui. Cercava di compiere salti sempre più lunghi, di raggiungere alberi sempre più distanti.
Gli altri toporagni lo stavano a guardare, qualcuno con approvazione e un pizzico di invidia, altri scuotendo la testa. Ma sempre, quando riusciva in uno dei suoi incredibili salti, si levava un grido di ammirazione da tutti...

"Sì... ce la posso fare... non è distante! Non è distante! Non è..." e spiccava il salto!

Cercava di aiutarsi sbattendo vigorosamente le zampe, dotate di membrana che le univa tra loro; non sapeva perché, era l'istinto a dettarglielo, e poi i risultati gli davano ragione!

10 metri... 5 metri... 1 metro!

Anche stavolta ce l'aveva fatta! I suoi compagni, sui rami e a terra, non riuscirono a trattenere l'ennesimo "ooooh!"

Rientrato a casa, l'aspettavano i soliti complimenti ma... anche gli inviti a non dimenticare cosa era importante: la ricerca del cibo, mettere su famiglia, prendersi cura dei piccoli.
 
Anche la sua piccola compagna, Litsie, cercava di convincerlo ad andarci cauto: temeva potesse cadere pesantemente e farsi male. Lui lo sapeva e cercava di stare attento ma... qualcosa lo spingeva a continuare, ad andare sempre più in là...
In qualche modo Hermann si sentiva un predestinato, anche se non sapeva bene a cosa.

"Cavolo... Hermann... stavolta è troppo distante! Non ce la farai mai!", pensò preoccupata Litsie..

Ma Hermann era già pronto per l'ennesimo salto, zampe posteriori contratte allo spasimo per darsi il massimo della spinta...

"Dai Hermann... Wow... quanto è distante però! Ma ce la farò! Sì, ce la farò!"

Stavolta quasi tutti i toporagni si erano voltati verso di lui, curiosi, increduli quasi del salto che stava per accingersi a tentare Hermann.
"Impossibile! Si schianterà!", pensavano molti tra loro.

Ma Hermann anche questa volta saltò...

20 metri... Hermann, al massimo dello sforzo, sbatteva le zampe freneticamente, come mai aveva fatto...

15 metri...

10 metri! Hermann iniziò a percepire qualcosa di strano. Gli sembrava di non perdere quota, come ad un certo punto sempre accadeva nelle sue parabole; "forse mi sono lanciato più in verticale del solito!", pensava.

7 metri...

4 metri!

1 metro!

Improvvisamente Hermann fece una cosa assurda: senza pensarci, agendo d'istinto, variò l'intensità del movimento delle zampe da un solo lato e... scartò l'albero! Hermann non perdeva quota! Hermann... stava volando!

I toporagni erano sgomenti, sguardo fisso a quel toporagno che aveva imparato a volare!

Ma forse ormai era tempo di cambiargli nome, Hermann non era più "Hermann il toporagno": Hermann, adesso, era "Hermann il pipistrello".

Il primo pipistrello della storia.


Golden_crowned_fruit_bat
Nota: la discendenza dei pipistrelli dai toporagni è realmente una delle teorie più accreditate sull'evoluzione dei pipistrelli.
Scritto da: Wolfghost alle ore 01:12 | link | commenti (60) | categoria: desiderio, volontà, racconti del lupo
venerdì, 19 giugno 2009
Massime storiche: guidare con il freno tirato ;-)
UfficioOrmai parecchi anni fa', avevo un capo ufficio che per svariati motivi non era molto ben voluto. Quello principale era che, oltre a fare tanto straordinario lui stesso (ognuno è libero di far quel che vuole), dava per scontato che lo facessero anche i dipendenti
Dopo le 17:30, nel timore di essere bloccata, la gente sceglieva - come dire? - "strade alternative" per uscire senza farsi vedere da lui
Il mio record furono le due e mezza notturne ma ci fu anche chi si fece in ufficio tutta la notte, compreso un tipo, piccolo, grassoccio e calvo, che, sorpreso a lavorare al PC la notte di Natale da una guardia giurata (insospettita dal rumore di dita che battevano frenetiche sulla tastiera), si meritò l'appellativo di Gesù Bambino
Comunque questo capo era anche una persona molto riflessiva e intelligente, e ogni tanto se ne usciva con massime memorabili che ricordo ancora adesso
Una di queste recitava "Ricordati che è proprio quando si avrebbe voglia di premere sul freno che è il momento di spingere sull'acceleratore"
ufficioBé... credo che, metaforicamente parlando (non fatelo mentre guidate veramente), avesse proprio ragione: spesso facciamo più fatica a "guidare con il freno tirato", perché abbiamo deciso che ciò che stiamo facendo non ci piace e lo facciamo perciò controvoglia, che a decidere di buttarci nell'impresa anima e cuore.
Spesso, non solo faremmo prima, avendo più tempo ed energie da dedicare al tempo libero, ma potremmo anche scoprire che in fondo portare a termine quel compito o svolgere quella mansione, può anche essere fonte di notevole soddisfazione

Oddio... non ditemi che adesso sto parlando come un dirigente o un genitore!
Scritto da: Wolfghost alle ore 00:02 | link | commenti (53) | categoria: vita, lavoro, determinazione
lunedì, 15 giugno 2009
Happy Birthday, miciona Sissi!!! :D
Sissi compleanno
Sissi, compleannoEeeeeeeeeeeeehh! Buon sesto compleanno, miciona Sissiiiiiiii!!
Peccato che la foto sia venuta un po' sfocata
, ma se vedete bene c'è anche il numerino "6", oltre che alla candelina rigorosamente rosa


Sissi


Eccola qua, quando era piccolina invece .
Aveva pochi mesi e almeno 10 chili meno. Era mattina, io stavo facendo colazione e lei saltò sulla sedia vicina, guardandomi come a dire "Che fai?"






sissi 2Presi Sissi per tenere compagnia a mia madre, poche settimane dopo la morte di mio papà. Sissi svolse il suo compito egregiamente lungo i tre anni di convivenza con lei. Dico sempre, credendoci, che ho un debito con lei: era la luce dei suoi occhi ormai

Sissi ha traslocato con me l'anno scorso, in aprile. Penso che per lei cambiare casa sia stato un trauma; pensate che solo in questi giorni ho rivisto in lei alcuni comportamenti che aveva più di un anno fa'. Stasera ad esempio... mi ha attaccato (per gioco) una caviglia, la destra... ce l'ha sempre avuta con lei! eheheh

Certo, poi l'arrivo di Julius ha complicato (invece di semplificarle) ulteriormente le cose. Speravo si sarebbero tenuti compagnia, invece più spesso litigano... e sono simpaticissimi!

Comunque adesso... goditi il compleanno, miciona! A come far fuori Julius, ci penserai domani! hihihi


Sissi complenno
Scritto da: Wolfghost alle ore 00:01 | link | commenti (56) | categoria: gatto, compleanno, sissi
venerdì, 12 giugno 2009
Raz il Guerriero - Racconto
"Dai Raz! Alzati!"
Raz era steso a terra. Lui, il più valoroso dei guerrieri, alla fine era caduto...
"Alzati! Alzati!! Non c'è tempo, Raz!! Stanno arrivando!!", gridavano i compagni cercando di scuoterlo dal torpore, anche se ormai la bava biancastra che vedevano uscire dalla sua bocca non lasciava molte speranze...
"Raz! Ti prego, Raz! Non andartene adesso! Abbiamo bisogno di te!"
Raz non poteva più parlare, non ci riusciva. I suoi occhi neri, spalancati, non si muovevano praticamente più. Eppure lui c'era ancora, avrebbe voluto urlare "Andate! Andatevene via! Io ormai sono vecchio, ho fatto la mia vita, ho combattuto mille battaglie, vi ho insegnato tutto ciò che potevo. Sono sereno, ho fatto ciò che dovevo, ho vissuto ogni giorno come se fosse l'ultimo e... ho vissuto a lungo, di questi tempi cosa rara... Il mio tempo è giunto al termine, lo so, lo sento, e... va bene così. Sono troppo anziano, inizio a muovermi con difficoltà, presto me ne sarei andato comunque. Ma voi... siete giovani! Mettetevi in salvo e... riconquistate la libertà! Per voi, per le nostre famiglie e... anche per me! Fate che non sia vissuto e caduto invano!"... ma ormai non riusciva più a parlare, i muscoli del suo corpo avevano smesso di rispondere.
Ripercorse in un attimo tutta la storia, non solo la sua.
Nel passare dei millenni erano stati valorosi guerrieri, più spesso per necessità che per volontà. Erano stati lunghi secoli bui, di difficile sopravvivenza. Ogni volta che riuscivano a darsi una parvenza di civiltà e organizzazione - ed avevano l'intelligenza per farlo - erano stati attaccati da questo o quel nemico. Lotte cruente, a volte impari, ma ne erano sempre venuti brillantemente a capo... ed avevano ricominciato a costruire le loro comunità. Ad un certo punto avevano anche prosperato in maniera inaspettata, a milioni e milioni avevano colonizzato innumerevoli posti. Ma poi... il nemico più duro e ostile si era abbattuto su di loro. Un nemico scaltro, intelligente, estremamente violento, ostile, crudele oltre ogni ragione, che non si era accontentato di cacciarli dalla loro terra, ma aveva sistematicamente preso a decimarli usando espedienti sempre più potenti, armi di distruzione di massa sempre più pericolose.
Alla fine avevano imparato a sopravvivere nascosti, nelle viscere della terra, spesso al buio per lunghi periodi. Qualcuno aveva perfino dimenticato che un tempo i suoi avi avevano vissuto liberi, sulla terra aperta, alla luce del sole.
Raz era il migliore del suo gruppo. Aveva imparato ad una ad una tutte le tattiche del suo terribile avversario. Aveva scoperto i meccanismi delle sue trappole mortali. Imparato ad annusare le tracce dei gas, dai veleni, l'odore stesso del nemico. Ed aveva insegnato tutto ai giovani della compagnia che, via via, si alternavano.
Spesso molti di loro morivano, colti di sorpresa nella loro ingenuità, e per Raz, ogni volta, era un immenso dolore. A volte i mostri scoprivano i loro nascondigli e li sterminavano senza pietà. Era quasi un miracolo essere sopravvissuto fino a tarda età.
Raz era una leggenda nel suo mondo, in ogni parte si narravano le sue gesta, si insegnavano i suoi trucchi per sopravvivere. Era soddisfatto di essere riuscito a dare una speranza di sopravvivenza al suo popolo. Non importava se adesso il suo tempo stava finendo, Raz era in pace con sé stesso.
Certo... alla fine il nemico l'aveva abbattuto, l'aveva preso per fame, avvelenandolo con un potente veleno. Era una nuova esca: Raz sapeva che doveva evitare il cibo fresco, quasi sempre il nemico lo lasciava in giro appositamente, dopo averlo avvelenato. Ma questo cibo sembrava uno scarto, non aveva nemmeno uno degli odori conosciuti... Raz era perlomeno riuscito ad indicarlo ai suoi. Anche questo sarebbe stato insegnato...
"Raz!! Eccoli!!! Sono qua!!! Mi spiace Raz!!! Mi spiace!!!!!", urlò uno dei suoi compagni mentre si dava ad una fuga precipitosa...
Raz, sguardo fisso, li vide apparire nel buio della notte... Erano creature orrende, non era mai riuscito ad abituarsi allo sgomento di quella vista: quella pelle biancastra, quasi completamente senza pelo! Che orrore! Loro stesso dovevano saperlo, visto che cercavano di nascondersi sotto ridicole pelli posticce. E quegli occhi! Bianchi, tranne che per una piccola porzione al centro! In quanti incubi erano apparsi quegli occhi bianchi! E... non era mai riuscito a capire come potessero stare in equilibrio, muovendosi solo su due zampe...
Gli occhi di Raz smisero di muoversi del tutto. Il guerriero di mille battaglie era infine spirato...

"Paolo! Eccone un altro! Tocca a te stavolta!"
"Bleah! Che schifo 'sti topi! Guarda quanta bava che ha fatto!! Non ce la faccio più a fare 'sto schifo di zona, chiederò di essere spostato!"

Il netturbino spinse il corpo senza vita di Raz sulla paletta e lo buttò nel sacco di raccolta.

 Cielo stellato al chiaro della luna
Scritto da: Wolfghost alle ore 01:17 | link | commenti (44) | categoria: racconti del lupo
martedì, 09 giugno 2009
Comunicazione di servizio: www.adottauncucciolo.net è pronto! :-)
Ha preso il posto di www.adottauncucciolo.splinder.com, anche se chi vuole può arrivarci anche dall'indirizzo Splinder, naturalmente. Conseguentemente è cambiato anche il banner, lo vedete qua sotto e nel solito posto: la colonna di sinistra

Sicuramente sarà più facile ricordarlo per le persone alle quali viene detto

E se qualcuno ha qualche annuncio o appello che vuole mettere... adesso c'è anche l'indirizzo di posta specifico: posta@adottauncucciolo.net. Lo verificheremo frequentemente, in tre: io, Leatitti e Finadel


Scritto da: Wolfghost alle ore 23:25 | link | commenti (23) | categoria: animali, adotta un cucciolo, adozione cuccioli
domenica, 07 giugno 2009
Attività onirica, i luoghi della memoria
dreamSono due mattine che, probabilmente a causa di qualche ora di sonno in più che mi sono concesso, ho un'intensa attività onirica. La mattina di solito sembra di sognare di più, non è vero? In realtà credo che sia perché il sonno è più lieve, meno profondo, ed è perciò facile ricordare i propri sogni o incubi.
E' sempre affascinante vedere come funziona il nostro subconscio: nei sogni si alternano chiare elaborazioni degli avvenimenti dei giorni precedenti, a volte con tanto di tentativi di risoluzione dei problemi (in questi giorni sto sognando come portare avanti un lavoro per me nuovo ), con sogni che nascono da ricordi recenti o sepolti in un antico passato.
Ad esempio stamattina ero con mia madre e le dicevo che mi sarebbe piaciuto fare un giro nella zona di Genova dove per tanti anni ha avuto un negozio da parrucchiera e dove ormai non vado più da quel lontano periodo. Subito dopo mi sono svegliato, quasi incredulo nel ricordare che mia madre è scomparsa ormai tre anni fa' 
Probabilmente questo sogno è nato da un pensiero avuto ieri sera: mi dicevo che sarebbe stato bello rivisitare i "luoghi dei ricordi", quelli dove ho vissuto da ragazzo o bambino, ad esempio i paesi in campagna dove mio padre affittava la casetta per le vacanze estive o per trascorrere qualche fine settimana durante l'anno; subito mi è però venuto in mente che una di queste case, della quale in pratica non ho alcun ricordo tranne quelli legati alla presenza di un cane (Nereo, l'unico cane avuto in famiglia), a una caduta in bicicletta e a dei nebbioni clamorosi, è persa per sempre: non c'è più nessuno infatti in grado di dirmi dove sia quella casa, dove sia quel paese...
Comunque forse sarebbe una delusione. Anni fa' andai a rivedere uno di questi paesi, un po' più recenti; lo ricordavo con un campo di calcio in erba, luogo di memorabili partitelle , ma... al suo posto adesso c'è una orribile scuola, in cemento armato .
Chissà... a volte sfiora l'idea di rivisitare i luoghi della memoria, ma magari non è sempre una buona idea
In ogni caso mi è rimasto un po' questo senso di... tempo passato, fatto di persone e luoghi a volte dimenticati... e che pure i sogni dimostrano essere sempre presenti dentro di noi. Essi ci accompagneranno tutta la vita, volenti o nolenti, perché noi siamo cresciuti con loro.
Noi siamo fatti anche di loro.


dreams
Scritto da: Wolfghost alle ore 12:56 | link | commenti (61) | categoria: ricordi, sogni, memoria
martedì, 02 giugno 2009
La dama bianca, quinta e ultima parte - racconto
S. Giorgio che lotta col drago - 1505 -  Raffaele SanzioKey ebbe il tempo di chiamare teneramente Jelly e di stringerlo a se' per un attimo, prima di accorgersi della scritta che accampava sullo schermo del PC...

"Sei sicuro di voler cancellare permanentemente il file DSC00051.JPG?"

La domanda si riferiva proprio al file contenente la foto originale della presunta strega, o Antico, che dir si voglia. Jelly, passando sulla tastiera del PC, doveva aver premuto il tasto "cancella".

Key lavorava molto con le immagini: per il suo lavoro doveva visionarne innumerevoli e scartarne tante, cosi' aveva configurato il PC in modo tale da non mandare quelle cancellate nel cestino bensi' eliminarle subito, all'accettazione del comando di "cancella". Lo ricordava bene... e cio'  la mando' nel panico, facendole fare proprio l'unica cosa che non voleva fare: invece di premere "Esc" o la freccetta di selezione, premette "invia": il file originale era perso per sempre.
Key era convinta che se c'era una soluzione, questa dovesse celarsi proprio nell'originale della foto. Cosi', fuori di se', si mise ad urlare...
"Jelly!!!! Maledetto!!!!!".
Jelly, che era sempre stato trattato con amore dalla padroncina, spaventato scappo' sotto la libreria.
Key, si mise a piangere disperata, e continuo' a piangere e singhiozzare per lungo tempo con la testa tra le mani. L'ultima speranza era scomparsa con quella foto. O almeno cosi' lei credeva...

Erano le 7:55, come ogni mattina, per abitudine, Key si sveglio': esausta, si era addormentata al tavolo. Stordita, si riprese a poco a poco, realizzando cosa era successo la sera prima. Si sentiva svuotata, arresa, disarmata, poteva ormai capitare qualunque cosa: a lei non importava piu' nulla.
Con un gesto automatico accese la TV, aspettandosi di vedere la diretta degli ormai quotidiani resoconti di disastri e vittime. Inaspettatamente c'era invece la fine di una pubblicita' e subito dopo la sigla del telegiornale delle 8.
Key ne fu sorpresa, penso' per un attimo che la gente si abitua proprio a tutto, forse nel tentativo di ritornare ad una impossibile normalita'. La sorpresa pero' si tramuto' in stupore quando vide che la prima notizia del telegiornale era dedicata alla finale del Superbowl americano, giocata la sera prima. Attonita, aspetto' le notizie della "epidemia", ma la seconda notizia riguardava i dati della borsa. Via via passarono altre notizie, inclusa quella di una capo di govero straniero forse coinvolto in uno scandalo con minorenni. Della "epidemia", nessuna traccia. Key torno' al PC e diede un'occhiata alle testate giornalistiche online: nulla di nulla.
"Ma sono tutti impazziti?" penso' Key, poi capi': l'originale della foto era la prima porta e, cancellandola, era stata chiusa per sempre. Key si alzo' di scatto, ando' a prendere Jelly, ancora rintanato sotto la libreria, e lo strinse a se', roteando su se' stessa e riempiendolo di baci. Poi... un dubbio, o meglio una speranza. Prese il telefono e compose il numero. Aspetto' qualche istante prima di dare l'invio alla chiamata, temeva la risposta, o meglio la non-risposta che poteva ottenere. Ma alla fine si decise...
"tuuu... tuuu.... tuuu... Pronto?"
"Vic!!!!! Oh Vic!!!!!"
"Ehiiiii! Che bello sentire questa accoglienza!" rispose Vic ridendo. Poi, sentendo che Key stava piangendo, chiese allarmato "Ehi... ma che succede? Piccola... stai bene?"
"Si', Vic... solo un brutto sogno..."
"Key... te lo dico sempre di mangiare poco la sera!" disse Vic tornando a ridere.
I due parlarono qualche minuto, poi Key, con un po' di imbarazzo, chiese "Vic, tu... credi negli universi paralleli? Nelle altre dimensioni? Credi che diversi futuri e presenti possano esistere contemporaneamente?"
"... Key... mi sa che sei stata da sola troppo a lungo, prendo il primo aereo e torno da te!"
"Si, Vic..."




Castello di Tantallon, Edimburgo, Scozia. Visita notturna al castello.
"Papa', papa'! Guarda!"
"Dai, fammi finire di ascoltare la guida!"
"Ma papa'! Guarda che strana foto ho fatto col cellulare!!! C'e' qualcuno a questa finestra!!"

In quel momento Bliz, il beagle di famiglia, saltando urta la mano del bambino e il cellulare, cadendone, si perde tra le grate del castello...
"Bliz!!! Idiota di un cane! Ma cosa diavolo combini?!"
"Woff! Woff!! Auuuuum!"

A volte gli angeli, nella loro eterna lotta contro le forze del male e nel tentativo di proteggerci restando celati, assumono aspetti impensabili... eppure molto famigliari.
Ricordatevelo la prossima volta, prima di rimproverare il vostro animaletto pasticcione!

cuccioli
Scritto da: Wolfghost alle ore 21:34 | link | commenti (66) | categoria: fantasmi, animali, streghe, angeli, racconti del lupo
sabato, 30 maggio 2009
La dama bianca, quarta parte - racconto
LKey si sveglio' di soprassalto. Di nuovo le 4 in punto, di nuovo lo stesso sogno. Scappava, inseguita da una presenza immane che pero' non vedeva mai, la sentiva solo vicina, maledettamente vicina, ne percepiva la malvagita', la potenza. Sentiva che se l'avesse raggiunta, per lei sarebbe stata la fine.
La fuga iniziava dalla porta di casa, che era aperta, ma non sapeva perche' lo fosse: il sogno iniziava con la porta gia' spalancata. Si voltava, attraversava correndo la camera e uscendone ne chiudeva la porta alle spalle. Poi continuava a retrocedere ma voltandosi nel frattempo, per vedere se fosse riuscita a mettersi in salvo. La porta, pero', resisteva solo pochi istanti, poi iniziava a deformarsi, ad emettere rumori sordi, come se pugni di violenza inaudita si stampassero contro di essa, e fumava, di un fumo nero, come se un calore infernale la stesse investendo dal lato opposto. Infine, puntualmente, andava in mille pezzi con un boato terribile. E la fuga riprendeva a ritmo vertiginoso, stanza dopo stanza, porta dopo porta....
Dopo un tempo che le pareva interminabile, si ritrovava misteriosamente davanti alla porta di casa, ancora aperta, la prima da cui il sogno era partito, come se avesse girato in circolo... La vedeva vicina e sentiva, in qualche modo sapeva, che se l'avesse attraversata e fosse riuscita a chiuderla, la presenza maligna, la strega alle sue spalle, non avrebbe potuto stavolta abbatterla...
Ma ce l'avrebbe fatta? Ormai sentiva l'oscura presenza maledettamente vicina...
Poi il risveglio, in uno stato d'animo angoscioso, spesso lanciando un urlo... con Jelly che si destava e la guardava con aria interrogativa.
Dopo essersi calmata, la solita domanda: perche'? Aveva un senso quel sogno? Cosa stava cercando di dirle?

Key era ormai esausta, disperata, al limite della resa. Guardava la foto per ore, come ipnotizzata. Ne studiava ogni dettaglio, cercava in essa ogni possibile indicazione, qualche particolare che forse le era sfuggito. A lungo aveva creduto, ricordando le parole di Strauss, che nella foto si celasse la soluzione, la salvezza. Ma ormai la speranza stava lasciando spazio alla rassegnazione.
Ogni giorno, alle 7 e 55 in punto, Key si svegliava per accendere la TV e vederne l'edizione principale del telegiornale. Era quella un'abitudine che seguiva da anni e che anche adesso proseguiva, perfino se in pratica tutta la trasmissione non era ormai che una diretta del disastro planetario: il numero dei decessi, le immagini racappriccianti... ogni giorno peggio.
Key non aveva piu' avuto notizie di Vic, ne' dei suoi genitori. A dire il vero non sentiva piu' nessuno. Sola. Jerry non era piu' sufficiente...

Key aveva preparato tutto con cura: i barbiturici erano stati aperti e la polverina raccolta in una tazzina da caffe' che troneggiava vicino al PC portatile, ormai perennemente in funzione sul tavolo. Ce n'era una quantita' sufficiente ad uccidere un cavallo.
Quella sera, stremata dall'ennesimo tentativo infruttuoso di "leggere" nella foto, prese la sua decisione: aggiunse l'acqua nella tazzina e mescolo'. Faceva le cose meccanicamente, come se avesse inserito il pilota automatico. Come se la sua anima fosse gia' morta.
Improvvisamente un piccolo tonfo sul tavolo e un "ron ron" che ben conosceva: Jelly era li', era saltato sul tavolo e si era messo a fare le fusa, dando anche qualche tenera testata alla padrona.
Gli occhi di Key si riempirono di lacrime, la tazzina ancora in mano, piena...

(continua)


Il gatto e la luna
Scritto da: Wolfghost alle ore 01:48 | link | commenti (45) | categoria: streghe, racconti del lupo