


) le idee le ha già ben chiare, evidentemente 


).Sei lo spot pubblicitario di te stesso.
Brevi trailer. Il marketing t’insegna come vomitarli.
Messaggi chiari, diretti, senza gradi di subordinazione. Sei un prodotto; comportati come tale.
Devi illudere le persone, costringerle a consumarti.
Coraggio, provaci.
Io non gioco solo ai videogiochi. Guardo anche MOLTISSIMI film.
Gli anni fluiscono soavi.
Gli uomini si riparano dietro a mura d’indifferenza. Quando sono protetti trovano facile ignorare. Ignorano i denti che ingialliscono. Le pupille che perdono brio. Il calo di libido che non è noia ma vecchiaia. E dentro a quelle mura s’accorgono che la loro felicità è fiction.
Ma fanno finta di niente.
Enrico ha ben impressi questi concetti.
Non ha la cultura per scriverli. Non ha amici – ma nemmeno conoscenti – a cui esporli. Però ha vagonate d’ansia che trovano in lui una stazione d’arrivo.
Guarda la sua collezione di videogiochi e scaccia i brutti pensieri. Non c’è polvere su quelle copertine. Non c’è polvere sulle sue orme. Le orme del cammino di Enrico sulla Terra, tangibile grazie alla miriade d’acquisti compulsivi che sfoggia e chiama collezione.
Vorrebbe evolversi.
Australopiteco-Genere Homo-Vecchio Enrico. Nuovo Enrico, forse.
Io non gioco solo ai videogiochi. Posso anche evolvermi.
Come dicevo, gli anni fluiscono. Soavi, dimenticavo.
Enrico continua a rimandare la sua evoluzione. C’è sempre qualche gioco da finire, qualche film da guardare, qualche pianto da soffocare.
Ora, ad esempio, sta mangiando.
Pennette ai quattro formaggi, si diverte a scongelarle e ad osservare il sugo che prende forma.
E voi credete che non voglia realmente imporsi un cambiamento. Che non voglia alzarsi, lasciando il piatto a metà, ed infilarsi una tuta. Che non voglia uscire a fare jogging, sconfiggendo sociopatia ed obesità in un colpo solo.
Voi che credete questo, credete il giusto.
Enrico non vuole nulla di tutto ciò. L’evoluzione deve rimanere una possibilità. Un rosario da stringere quando, al guardar la collezione, non prova altro che sconforto. Uno strumento di speranza, ecco.
Io non gioco solo ai videogiochi. So anche stritolare rosari.
Gli anni fluiscono.
Io gioco solo ai videogiochi. Non so fare altro.
- i soliti "eh, non è così facile!", ma dove è scritto che è "facile"? Solo che è... "possibile" 

]
[poiché non c'è il permesso della Polydor per includere il video, cliccare sulla figura per farlo partire da youtube]
Hermann viveva nella sua comunità di toporagni, una tra le specie che, allo scopo di procurarsi cibo - principalmente frutta e insetti - viveva all'aperto, arrampicandosi sugli alberi.
Ormai parecchi anni fa', avevo un capo ufficio che per svariati motivi non era molto ben voluto. Quello principale era che, oltre a fare tanto straordinario lui stesso (ognuno è libero di far quel che vuole), dava per scontato che lo facessero anche i dipendenti 




Bé... credo che, metaforicamente parlando (non fatelo mentre guidate veramente), avesse proprio ragione: spesso facciamo più fatica a "guidare con il freno tirato", perché abbiamo deciso che ciò che stiamo facendo non ci piace e lo facciamo perciò controvoglia, che a decidere di buttarci nell'impresa anima e cuore.

Eeeeeeeeeeeeehh! Buon sesto compleanno, miciona Sissiiiiiiii!! 
, ma se vedete bene c'è anche il numerino "6", oltre che alla candelina rigorosamente rosa 

. 
Presi Sissi per tenere compagnia a mia madre, poche settimane dopo la morte di mio papà. Sissi svolse il suo compito egregiamente lungo i tre anni di convivenza con lei. Dico sempre, credendoci, che ho un debito con lei: era la luce dei suoi occhi ormai 




Sono due mattine che, probabilmente a causa di qualche ora di sonno in più che mi sono concesso, ho un'intensa attività onirica. La mattina di solito sembra di sognare di più, non è vero?
In realtà credo che sia perché il sonno è più lieve, meno profondo, ed è perciò facile ricordare i propri sogni o incubi.
), con sogni che nascono da ricordi recenti o sepolti in un antico passato. 
, ma... al suo posto adesso c'è una orribile scuola, in cemento armato
.
Key ebbe il tempo di chiamare teneramente Jelly e di stringerlo a se' per un attimo, prima di accorgersi della scritta che accampava sullo schermo del PC...
Key si sveglio' di soprassalto. Di nuovo le 4 in punto, di nuovo lo stesso sogno. Scappava, inseguita da una presenza immane che pero' non vedeva mai, la sentiva solo vicina, maledettamente vicina, ne percepiva la malvagita', la potenza. Sentiva che se l'avesse raggiunta, per lei sarebbe stata la fine.